In macchina, fermi chissà dove nella campagna di Cascais. Con la mano pronta ad afferrare la manopola sul cruscotto per passare da Radio Renascenza a Radio Commercial e le orecchie bene aperte per ascoltare nomi e numeri da annotare subito su un quaderno. Pronti a saltare giù per andare a raccogliere notizie di prima mano nei pochi minuti di assistaenza fra una speciale e l'altra seguendo un piano ampiamente colaudato: Fernando Petronhilo intorno ai furgoni di Audi e Ford, io preferibilmente intorno a quelli di Lancia e Peugeot. Il rituale di sempre insomma. Ma con un pizzico di agitazione in più. Tu chiamale se vuoi sensazioni. Strane. Nate in una vigilia con troppe tensioni, con i piloti a chiedere di cancellare alcuni tratti eccessivamente rischiosi e gli organizzatori per nulla disposti a farlo. Decisi a rifiutare perfino il confronto per chiarire chi comanda. Non è un bel modo per cominciare un rally. Ma c'è il sole a scaldare il cuore e la brezza che arriva dall'oceano spinge via i brutti pensieri. Tristezza per favore vai via, insieme all'ansia e a tutto il resto. La voce del cronista di una delle due emittenti lusitane rompe lo strano silenzio: Markku Alen, Henri Toivonen e Walter Rohrl sono stati i più veloci a Lagoa Azul.
Timo Salonen ha lasciato agli altri big qualche secondo e bisogna scoprire perchè. "Ho urtato un fotografo" spiega prima ancora di sfilarsi dall'abitacolo della sua Peugeot. Non è l'unico a essere scosso, i lancisti informano di aver corso in mezzo alla folla. Sono terrorizzati. " Lo sono anche gli altri piloti ", mi conferma il collega appena ci ritroviamo in macchina per spostarci di qualche chilometro. E'di nuovo tempo di tristi presagi.
Si avanza nella Sierra di Sintra , aprendo la bocca solo di tanto in tanto. Per esorcizzare la paura che succeda qualcosa di brutto. Pochi minuti e ancora la voce di un radiocronista risuona nell'abitacolo. Non capisco quasi nulla, ma le poche parole che riesco ad afferrare in un intervento concitato sono pugni nello stomaco. Guardo il collega amico che mi sta accanto e mi rendo conto che s'è compiuto un dramma. Joaquim Santos ha travolto un gruppo di appassionati ammassati sul budello d'asfalto. Ancora molto sommario, il bilancio dell'incidente è già tragico. Una sosta davanti a una cabina per chiamare il quartier generale del rally, per una prima disperante conferma: urtati dalla Ford del pilota portoghese, una signora e suo figlio sono deceduti. I feriti sono una trentina. San Rally non ha fatto l'ennesimo miracolo,anche lui alla lunga s'è stancato di proteggere un pubblico sempre più incosciente. Per dirci a vicenda che doveva succedere non abbiamo bisogno di muovere le labbra. I primi non sanno cos'è successo e continuano. La notizia li raggiunge dopo la terza prova speciale. All'assistenza Lancia, Markku Alen è sull'orlo di una crisi di nervi. Vuole saperne di più, ma nessuno se la sente di dirgli tutta la verità. Allora risale sulla Delta S4 e raggiunge Juha Kankkunen. I due finlandesi parlottano fra di loro, si accordano per ritrovarsi con gli altri nei pressi dell'Autodromo dell'Estoril. Ci sono tutti e sono tutti decisi a chiedere l'annullamento dei due giri che ancora restano in programma nella Sierra. L'organizzazione prende tempo, poi accetta. Intanto Peter Ashcroft, gran capo della Ford Motorsport, annuncia che per la sua squadra il rally finisce lì. Con le auto in parco chiuso, i top driver lasciano il circuito dandosi appuntamento di lì a un ora all'Hotel Estoril Sol per esaminare la situazione. "Ritengo che si debba fare qualcosa d'importante, altrimenti tutto continuerà come prima e l'incidente di questa mattina non sarà servito a niente " annuncia Rohrl prima di richiudersi con i suoi colleghi in una suite al sedicesimo piano. Arrivano anche i rappresentanti dei costruttori e non tutti sono d'accordo con Ashcroft. Qualcuno di loro prova a rompere il fronte dei piloti. Inutilmente. Dopo un altro paio d'ore di discussioni, Rohrl e compagni convocano Cesar Torres e Guy Goutard per consegnar loro il documento che hanno redatto. L'organizzazione portoghese e il plenipotenziario della Federazione leggono e ribattono di non poter accettare passivamente la decisione adottata. Minacciano sanzioni agli ammutinati, ma lo strappo non si ricompone. " Non voglio che mia moglie e i miei figli pensino che io sia un killer ", commenta Alen. A fine pomeriggio la gara riprende senza nessun pilota delle squadre ufficiali. Jean Todt ascolta e fa buon viso a cattivo gioco: " Come i miei colleghi - osserva il condottiero della Peugeot - avrei preferito che il rally continuasse,ma accetto la presa di posizione dei piloti e spero che abbia ripercussioni positive sul piano della sicurezza ". Cesare Fiorio reagisce in modo diverso. Non ha vissuto in prima linea le ore del dramma, mentre la Rs200 carrambolava fra uomini, donne e bambini, era ancora in viaggio dall'Italia e appena sbarcato dall'aereo tuona: " La specialità rischia grosso, è difficile pensare di investire tanti soldi in un'attività che può essere alla mercè di un gruppo di persone ". Aggiunge: " se fossi stato presente, i nostri sarebbero risaliti in macchina. Li avrei obbligati a farlo, a costo di metterceli con la forza." Non ha potuto farlo ed è un bene. I rally non sono finiti, è solo aumentata la sicurezza.
(Rally Sprint - APRILE 2002)